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AFFITTI BREVI AL 26%?

Spunta una novità nella prima bozza della legge di Bilancio 2026: Sale al 26% la tassazione sugli affitti brevi, sia per i privati, sia per chi esercita attività di intermediazione immobiliare o gestisce portali telematici. La norma sopprime la riduzione – introdotta lo scorso anno – della cedolare secca al 21% per uno degli immobili: la cedolare secca resta quindi al 26%. Sale inoltre dal 21% al 26% l’aliquota per chi esercita attività di intermediazione immobiliare, nonché quelli che gestiscono portali telematici.

Gli appartamenti destinati ad affitti brevi sono circa 500000 in Italia, secondo i più recenti dati Istat ci sono circa 10,7 milioni di abitazioni non occupate su un totale di circa 36 milioni censite. Questo significa che quasi 1 casa su 3 è sfitta o non abitata in modo continuativo, quindi il numero comprende anche le locazioni turistiche. Questo significa che solo il 5% è utilizzato per l’accoglienza turistica, ma per governo e media il problema abitativo è rappresentato da questa percentuale irrisoria.

Questo aumento del 24% dell’imposta rappresenta un duro colpo per il settore e un modo come un altro per limitare la libera concorrenza. Ormai il turismo è diventato il nuovo bancomat, insieme ai tabacchi, il carburante e le solite voci a cui ricorre ogni governo quando deve fare una manovra.

In Italia, la percentuale di abitazioni gestite da property manager o agenzie immobiliari nel settore delle locazioni turistiche è stimata tra il 25% e il 35%, ma varia molto in base alla zona e alla tipologia di mercato. La stragrande maggioranza è di proprietari che cercano di arrotondare le proprie entrate per fare fronte al continuo aumento del costo della vita. Invece di cambiare l’attuale normativa del codice civile sulle locazioni e agevolare l’edilizia popolare si preferisce colpire il privato che vuole trovare una forma di investimento più sicura.

Non dimentichiamo che le locazioni turistiche rappresentano una diversificazione dell’offerta per chi non vuole andare in altre strutture ricettive, in particolare gli alberghi, e contribuiscono a calmierare il mercato. Dove sono state adottate forti limitazioni il costo delle camere in hotel è aumentato a dismisura, con un danno evidente per gli ospiti. Si ricorre alle solite sciocchezze sull’abusivismo, mancanza di regole chiare, ecc tutte formule stantie che sono state superate dall’evoluzione della normativa e del mercato. Le regole sono chiare, ci sono e l’abusivismo è relegato a fenomeni marginali.

La nostra Associazione è fortemente contraria a questo provvedimento e chiede all’esecutivo di cancellare la norma, che colpisce soprattutto il ceto medio che l’attuale Presidente del Consiglio ha sempre dichiarato di voler aiutare.

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