ANCHE BOOKING TRATTERRA’ LA RITENUTA DEL 21%

Con una comunicazione a tutti gli host, Booking ha annunciato che dal 1° gennaio 2024 inizierà a fare da sostituto di imposta e tratterrà le ritenute per la cedolare secca. Il portale scrive che lo fa in base alla nuova legge di bilancio del governo italiano, ma in realtà a oggi la Legge di Bilancio non è ancora stata approvata, e come ben sa Airbnb questo obbligo esiste dal 2017. In ogni caso è evidente che, dopo la maxi multa ad Airbnb, anche la più grande piattaforma di ospitalità alla fine non può fare altro che adeguarsi alla legge italiana. Quando la Legge di bilancio verrà approvata, quello che potrebbe invece succedere è che l’aliquota della cedolare venga innalzata dal 21 al 26%, ma solo dalla seconda casa in poi, o almeno questa è la versione che per ora è stata approvata in Commissione Bilancio e contro cui diverse associazioni, tra cui Aigab, stanno protestando. Il presidente di Aigab Marco Celani ha detto: “Bocciamo in toto l’innalzamento della cedolare secca al 26%, seppur con lo “sconto” al 21% sull’aumento per alcuni casi specifici, perché si tratta di un intervento fortemente ideologico, depressivo da un punto di vista economico e volto a scoraggiare chi ha voglia fare impresa in questo Paese. Nel complesso questo aumento è un pasticcio che complicherà la vita a chi si comporta onestamente scoraggiando ristrutturazioni e investimenti su seconde case, senza alcun impatto positivo rilevante per il fisco”.

Tornando a Booking, di seguito il messaggio che hanno ricevuto gli host:

Il portale spiega anche a chi farà le trattenute: intanto a chi non ha la partita iva perché si suppone non sia imprenditoriale. Per questo chi ne ha una e non lo ha comunicato, deve farlo al più presto. In secondo luogo bisogna avere una locazione turistica, quindi non offrire alcun servizio extra e affittare al massimo quattro unità immobiliari, dato che dalla quinta si viene considerati imprenditori. Booking richiederà inoltre anche i dati di registrazione catastale di almeno uno degli immobili inseriti sul portale.

Ringraziamo l’autore Domenico Palladino https://www.extralberghiero.it/anche-booking-tratterra-le-ritenute-per-la-cedolare-secca-in-attesa-che-aumenti/6640/

Il rimborso delle tasse dopo l’accordo di Airbnb con il Fisco: miraggio o possibilità?

Analisi della situazione dei contribuenti dopo la mega transazione e procedure di richiesta del rimborsoDopo le notizie sull’accordo fra Airbnb e l’Agenzia delle Entrate, che prevede per il periodo d’imposta 2017-2021 il pagamento da parte di Airbnb di 576 milioni di euro al Fisco italiano senza rivalsa sui suoi host, gli utenti storici del portale californiano si stanno interrogando se esista una possibilità di rimborso delle imposte (cedolare secca o Irpef) pagate sui redditi da locazione breve ricevuti da Airbnb. Ricordiamo innanzitutto che i 576 milioni di euro sono divisi in 353 milioni di euro per le ritenute dovute e non versate, 174 milioni di sanzioni e 49 milioni di interessi. Un totale di 353 milioni in 5 anni di imposta, significano circa 70 milioni all’anno. Ipotizzando una platea di 400mila host, staremmo parlando di 175 euro a testa .LA QUESTIONE MORALE Precisiamo inoltre che la transazione Airbnb per gli anni 2017-2021, che ha indignato gli host “onesti” non rappresenta uno scudo fiscale per chi non ha versato le tasse in quegli anni. Sui singoli contribuenti che hanno evaso le imposte 2017-2021, mentre Airbnb ha dichiarato di non volersi rivalere, viceversa lo Stato Italiano attraverso l’Agenzia delle Entrate ha pieno potere impositivo, di accertamento e di riscossione, e non ci sorprenderemmo se fosse stata fornita una lista di iscritti al portale per i dovuti controlli. Quindi, solo chi ha correttamente versato le tasse è completamente al riparo da accertamenti.La situazione è evidente dalla tabella seguente: l’accordo firmato da Airbnb ha azzerato solo le pretese del Fisco su Airbnb, ma non verso gli host. I tempi di accertamento e quindi di contestazione delle irregolarità fiscali dipendono dall’anno d’imposta e dalla regolarità delle dichiarazioni presentate.

ISTANZA DI RIMBORSO E TEMPI DI PRESENTAZIONEIn generale, se si ritiene di avere diritto ad un rimborso d’imposta, i tempi entro cui va presentata l’istanza di rimborso sono 48 mesi (4 anni) dal momento del versamento. Questo porta oggi ad escludere le imposte “Airbnb” del 2017 e 2018, pagate entro il 30 novembre 2019, più di quattro anni fa. Restano solo il 2019, 2020 e 2021, ben poca cosa se si considera che due dei tre anni sono stati penalizzati dalla pandemia.SI TRATTA DI DOPPIA IMPOSIZIONE FISCALE?Premesso che il termine doppia imposizione non è corretto, perché si applica solo alle situazioni in cui diversi Stati (nazioni) hanno una pretesa sullo stesso reddito, in questo momento la domanda che si pone chi ha versato regolarmente o almeno in parte le imposte per gli anni d’imposta 2017-2021 è se sia possibile richiedere un rimborso delle tasse versate. Giuridicamente la situazione attuale, effetto del recentissimo accordo ma anche degli obblighi generali (DPR 600/1973) e di quelli speciali (DL 50/2017) del sostituto d’imposta, è assolutamente legittima: Airbnb per gli anni contesi (2017-2021) e ancora attualmente è obbligato in solido al versamento delle imposte.OBBLIGHI DEL SOSTITUTO D’IMPOSTASe è evidente che gli obblighi del contribuente in assenza di trattenuta sono:
  • dichiarare annualmente i redditi,versare annualmente le imposte,
  • gli obblighi del sostituto d’imposta sono:
  • trattenere mensilmente dagli host la ritenuta della cedolare secca al 21%,versare mensilmente le ritenute,emettere la certificazione CU,presentare il modello 770.
  • Fra i due soggetti c’è una solidarietà: entrambi rispondono in solido per il totale dovuto all’Erario.DIRITTO AL RIMBORSOIl diritto al rimborso per un contribuente nasce a seguito di eccessivo versamento o eccessiva ritenuta rispetto alle imposte da lui dovute.Purtroppo non appare evidente una eccedenza di versamento da parte degli host che hanno versato le imposte sui loro redditi da locazione breve, finché non viene da loro subita anche una ritenuta da parte di Airbnb o da altri intermediari.LA TRANSAZIONEAltro elemento che riduce le speranze di rimborso è la natura confidenziale della transazione Airbnb-Agenzia delle Entrate che, come tutti gli accordi col Fisco, è al momento riservata nei suoi dettagli. Il metodo utilizzato dall’Agenzia delle Entrate per accertare il reddito movimentato da Airbnb e come conseguenza la sua imposta al 21% non si basa sui dati reddituali effettivi del portale né di nessun singolo operatore, ma su dati aggregati nel bilancio consolidato globale di Airbnb e nei report, nelle note al bilancio e nelle comunicazioni agli azionisti previste nei Paesi in cui ha sede legale la società. Inoltre, le due parti in contesa dal settembre 2017 (mese in cui fu presentato il primo ricorso al TAR del Lazio da Airbnb) possono aver raggiunto un accordo che prevede la riduzione dell’importo totale versato. Per questi motivi, la corrispondenza contabile fra reddito individuale e totale degli host e le tasse pagate da Airbnb secondo l’accordo col Fisco è ancora meno diretta ed evidente.Nella attuale situazione, l’esito positivo di una richiesta di rimborso delle “tasse Airbnb” ci apparirebbe abbastanza improbabile, ma essendo la ritenuta sui redditi da locazione materia recente (dal 1° giugno 2017) e la situazione attuale del sostituto d’imposta estero Airbnb completamente nuova, l’esito di un ricorso in commissione tributaria contro il rifiuto di rimborso può essere completamente imprevedibile.B&B e CAVPer i titolari di Bed&Breakfast e Case Vacanze che impropriamente hanno utilizzato la cedolare secca, ovviamente non è suggeribile richiedere un rimborso, per non rischiare di ricevere dal Fisco, oltre ad un possibile rifiuto, anche richieste di pagamento delle differenze fra 21% e aliquota Irpef effettiva (fino al 43%).Ricordiamo infatti che le strutture ricettive extralberghiere non imprenditoriali (tipicamente CaV e B&B), producono quelli che nella dichiarazione Irpef sono classificati come redditi “diversi” e in particolare “redditi da attività commerciali non esercitate abitualmente”, a cui la cedolare secca non è applicabile. Nel caso invece di B&B e CaV che hanno pagato le tasse con Irpef, la possibilità di presentare istanza di rimborso non è preclusa, ma l’esito è ancora più improbabile che per le LT, non essendo Airbnb tenuta a fare da sostituto di imposta nei loro confronti. Ciò non toglie che Airbnb ha sempre dichiarato di non essere in grado di distinguere tra chi usa la cedolare e chi usa l’Irpef e quindi teoricamente dovrebbe aver pagato per tutti.CONTROLLI PER LE RICHIESTE DI RIMBORSODa prassi, ma anche secondo le norme, l’Amministrazione finanziaria può effettuare controlli fiscali approfonditi su chi presenta istanza di rimborso d’imposta.Di conseguenza, i soggetti che non sono perfettamente in regola con tutti gli aspetti fiscali, contrattuali e autorizzativi, richiedendo indietro le tasse versate potrebbero avere complicazioni, passività e rischio di sospensione dell’attività, per cui l’ipotesi di richiesta del rimborso va valutata attentamente.

    Ringraziamo Sergio Lombardi Presidente dell’Osservatorio sul Turismo dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma, autore di Extra Book e docente di Extra Academy

    DL ANTICIPI ECCO COSA CAMBIA CON LA RIFORMA DEGLI AFFITTI BREVI

    Il 14 dicembre è arrivato il via libera definitivo della Camera al DL Anticipi che ha introdotto importanti novità nel settore degli affitti brevi, portando all’approvazione della riforma Santanché nella stessa formulazione con cui era già stata approvata al Senato. La riforma, che rappresenta il primo di diversi step per regolamentare il settore,ha aggiunto diverse novità che impatteranno sia sui proprietari di immobili che sulle piattaforme di intermediazione come Airbnb e Booking.

    I Principali Cambiamenti della Riforma degli affitti brevi:

    1. Assegnazione del Codice Identificativo Nazionale (CIN): Il Ministero del Turismo assegnerà un CIN alle unità immobiliari destinate a contratti di locazione per finalità turistiche, comprese le locazioni brevi, e alle strutture turistico-ricettive alberghiere ed extralberghiere.
    2. Obblighi di comunicazione e di Sicurezza: Tutte le unità immobiliari ad uso abitativo destinate alla locazione turistica dovranno essere dotate di dispositivi per la rilevazione di gas combustibili e monossido di carbonio, nonché di estintori portatili. C’è poi l’obbligo di SCIA, segnalazione certificata di inizio attività, presso lo sportello SUAP del Comune di ubicazione
    3. Esposizione e Indicazione del CIN: I locatori sono tenuti a esporre il CIN all’esterno dello stabile e ad indicarlo in ogni annuncio pubblicato, con obblighi simili per gli intermediari immobiliari e i gestori di portali telematici.
    4. Sanzioni: Vengono stabilite sanzioni pecuniarie per l’assenza del CIN (da 800 a 8000 euro), per la mancata esposizione del CIN (da 500 a 5000 euro), per la mancata presentazione della SCIA (da 2000 a 10mila euro) e per la locazione di unità immobiliari prive dei requisiti di sicurezza (da 600 a 6000 euro per ogni violazione accertata).

    L’assegnazione del nuovo CIN dovrebbe avvenire automaticamente in quelle Regioni che già hanno un codice regionale e devono procedere alla ricodificazione apponendo un prefisso fornito dal Ministero, entro 30 giorni per i codici assegnati prima dell’entrata in vigore della legge e entro 7 giorni per tutti gli altri. Dove non è già previsto un codice regionale occorrerà presentare una istanza al Ministero sull’apposito portale che verrà messo online. La procedura manuale potrebbe servire anche nel caso le Regioni non procedessero alla ricodificazione nei tempi previsti.

    Le disposizioni del DL Anticipi richiedono ulteriori atti governativi: entro 30 giorni dall’entrata in vigore è necessario un decreto del Ministero del Turismo per definire le regole di interoperabilità tra banche dati nazionali e regionali. Infine la legge entra in vigore definitivamente dopo 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’avviso di entrata in funzione della Banca Dati Nazionale e del portale per l’assegnazione del CIN.

    Il Ministro del Turismo, Daniela Santanchè, ha evidenziato l’importanza di questa riforma, sottolineando che “la regolamentazione degli affitti brevi è un primo passo che mette ordine in un settore precedentemente caratterizzato da un vero e proprio far west” e che la normativa ha l’obiettivo di tutelare chi fa impresa, proteggere la proprietà privata e far emergere il sommerso”​​.

    “Per arrivare al testo definitivo – ha proseguito il Ministro – è stato necessario un anno di lavoro, che ha coinvolto Governo, Ministero, operatori del settore e le associazioni di categoria, regioni e sindaci delle aree metropolitane. Tale disciplina prevede che il ministero del Turismo, che detiene e gestisce la relativa banca dati, assegni, tramite procedura automatizzata, un Codice identificativo nazionale (Cin), senza il quale non si può arrivare alle piattaforme di distribuzione. Il Cin verrà assegnato alle unità immobiliari a uso abitativo destinate a contratti di locazione per finalità turistiche, alle unità immobiliari a uso abitativo destinate alle locazioni brevi e alle strutture turistico-ricettive alberghiere ed extralberghiere. Nei casi di violazione delle disposizioni contenute nella norma, il ricavato delle sanzioni rimarrà nella disponibilità dei Comuni per far fronte alle necessità legate al turismo”.

    Lo spirito della norma sarebbe quello di preservare la proprietà privata, che il Ministro definisce “sacra”. Per questo il Governo avrebbe deciso di non stabilire limiti di giorni di soggiorno, ma di equiparare il trattamento fiscale e della sicurezza con quello delle imprese. “Dal punto di vista fiscale – continua la Santanché – quindi, chi possiede un piccolo numero di unità da affittare per incrementare il reddito familiare dovrà pagare una cedolare secca del 21%, mentre chi ne possiede oltre cinque, avrà un trattamento adeguato alle regole dell’impresa”. E’ dunque definitivamente accantonato il progetto di presumere l’imprenditorialità dopo 3 appartamenti che era stato presentato in una delle prime bozze della riforma.

    “Abbiamo previsto che le unità immobiliari a uso abitativo oggetto di locazione per finalità turistiche, siano munite dei requisiti di sicurezza degli impianti – conclude il Ministro – Dal punto di vista strategico, la legge tiene conto anche della necessità di compensazione della mancanza di alberghi in alcune località italiane, come ad esempio i borghi, laddove l’attività ricettiva tradizionale incontra difficoltà economiche e strutturali”.

    Ringraziamo l’autore del testo Domenico Palladino, pubblicato su https://www.extralberghiero.it/decreto-anticipi-la-riforma-degli-affitti-brevi-e-legge-ecco-cosa-cambia/6546/

    In allegato il testo

    AIRBNB FA PACE CON IL FISCO ITALIANO

    Buone notizie, ma anche profonde modifiche degli obblighi fiscali. Dati degli host al fisco e tassazione al lordo fra le implicazioni dell’accordo del portale

    Airbnb ha siglato un accordo storico con l’Agenzia delle Entrate italiana, chiudendo una questione fiscale lungamente dibattuta. Questo accordo segna una svolta significativa sia per la piattaforma sia per gli host che utilizzano il servizio in Italia.

    Antefatti dell’Accordo

    L’accordo, che riguarda gli anni fiscali dal 2017 al 2021, prevede il pagamento da parte di Airbnb senza rivalsa sugli host di 576 milioni di euro al Fisco italiano a titolo di ritenute sui redditi da locazioni brevi, conosciute come ‘cedolare secca’​​​​.
    In particolare, l’importo è composto di353 milioni per le ritenute dovute e non versate, 174 milioni di sanzioni e 49 milioni di interessi.
    Questo accordo esegue le disposizioni delle sentenze della Corte di Giustizia UE e del Consiglio di Stato, che hanno confermato l’obbligo di riscossione e del versamento della cedolare secca sugli affitti brevi da parte dei portali di prenotazione come Airbnb, e a cui aveva fatto seguito un sequestro preventivo della Guardia di Finanza di Milano di 779 milioni di euro.
    Oltre ad applicare la cedolare, Airbnb comunicherà all’Agenzia delle Entrate i dati dei pagamenti a tutti gli host dal 1° gennaio 2022, attraverso la certificazione CU.

    Il Ruolo di Airbnb e le Implicazioni per gli Host

    Airbnb, in quanto responsabile in solido, si è trovata obbligata dalle norme italiane a versare le tasse arretrate, quindi la parte importante dell’accordo riguarda la volontà di non esercitare la rivalsa sugli host.
    In base all’accordo, infatti, Airbnb rinuncerà a recuperare dagli host le ritenute fiscali per gli anni 2017-2021.
    Questa è ovviamente una buona notizia per gli host che non hanno pagato le tasse, mentre è evidente il rischio di una doppia tassazione ai contribuenti adempienti in quegli anni: incassando sia dagli host che da Airbnb ci sono evidentemente diversi casi in cui lo Stato ha incassato il doppio di quello a cui aveva diritto. Airbnb ha comunque precisato che l’accordo non copre gli anni fiscali 2022 e 2023, mentre dal 2024 inizierà ad operare le ritenute agli host non professionali, che probabilmente dovranno dichiarare il regime fiscale a cui hanno aderito.
    Infine Airbnb si è impegnata a continuare un confronto costruttivo con le autorità italiane per il periodo 2022-2023, puntando a una collaborazione continua in materia di tasse, regole per le locazioni brevi e turismo sostenibile​​.

    Rischi e regolarizzazioni

    “Prima le buone notizie…..” Airbnb ha seguito questo principio di base della comunicazione, parlando prima dell’accordo sugli anni precedenti, ma la parte più importante e che richiede azione riguarda i redditi 2022, sia per chi ha omesso di dichiararli, che per chi li ha dichiarati solo in parte.
    Essendo trascorso il termine del 30 novembre per la presentazione della dichiarazione dei redditi 2022, è ancora possibile nei 90 giorni presentare una dichiarazione tardiva entro il 28 febbraio 2024, anche per evitare l’omissione e le maxi sanzioni, che per la cedolare secca arrivano al 480% per dichiarazione omessa e al 400% per dichiarazione infedele (con un reddito quindi parziale), mentre il ravvedimento prevede sanzioni ridotte fino al 5%.

    Anche i redditi 2023 non sono coperti dall’accordo di Airbnb con il fisco, ma in questo caso c’è tutto il tempo per fare le dichiarazioni.

    Property manager e tassazione al lordo

    La decisione di Airbnb di accordarsi con il fisco italiano e di agire come “sostituto d’imposta” dal 2024 per la cedolare secca sui redditi da locazione breve, comporterà modifiche negli obblighi dei property manager che operano col portale, non più obbligati alla ritenuta.
    Ovviamente il cambio di sostituto d’imposta comporterà la tassazione al lordo, con l’applicazione della trattenuta al 21% sull’intero compenso da parte di Airbnb, come previsto dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi, condizione ovviamente imposta dall’Agenzia delle Entrate nell’accordo, che purtroppo al momento non è disponibile in forma integrale.

    Prospettive Future

    Molto probabilmente dobbiamo aspettarci a breve altri accordi con gli altri portali operanti in Italia, come Booking.com: questo accordo potrebbe fungere da modello per altre piattaforme digitali e per altri paesi, specialmente in un contesto di crescente attenzione normativa verso le economie digitali e il turismo sostenibile.

    Ringraziamo l’autore Sergio Lombardi tratto da https://www.extralberghiero.it/airbnb-fa-pace-col-fisco-italiano-versa-576-milioni-e-tratterra-le-ritenute-della-cedolare/6500/

    PERCHE’ AIRBNB STA CHIEDENDO I DATI CATASTALI

    Airbnb ha recentemente richiesto agli host italiani di aggiornare i loro profili inserendo i dati catastali delle proprietà offerte con una mail in cui chiede di “aggiungere un numero di registrazione catastale per ogni alloggio nella UE”. Questa mossa mira a garantire maggiore trasparenza e conformità fiscale nel settore degli affitti brevi. Per la piattaforma avere questi dati è obbligatorio per conformarsi a direttive europee come Dac7, recentemente recepita dall’ordinamento italiano ed entrata in vigore il 26 marzo 2023, nonché a eventuali altre comunicazioni a cui saranno obbligati Airbnb e gli altri portali dalle autorità fiscali, anche italiane. Anche Booking.com ha infatti inviato agli host una comunicazione simile. Era quindi una richiesta attesa, annunciata addirittura all’inizio del 2023, dato che in realtà dal 1° gennaio l’obbligo era già partito, ma poi è stato prorogato. Il DAC7, nella versione definitiva in Gazzetta Ufficiale, richiede “il numero di iscrizione al registro catastale o il dato identificativo equivalente previsto dal diritto nazionale dello stato membro in cui l’immobile è ubicato”. E nell’ordinamento italiano il dato identificativo equivalente corrisponde ai dati di “Foglio, Particella e Subalterno” che sono indicati in un rogito notarile per identificare con certezza un immobile.
    Per gli host l’aggiornamento dei dati catastali è quindi essenziale per essere in conformità con la legge, ma è anche importante sapere due cose: intanto che il dato di iscrizione catastale è diverso dal CIN, codice identificativo nazionale, che in Italia non è ancora ufficialmente legge e dai vari codici identificativi regionali. Da qui il secondo dubbio da risolvere per operare in conformità con le leggi italiane: cosa sono e come trovare i dati catastali? domanda che per un proprietario che ha fatto un rogito può sembrare banale, ma per chi gestisce immobili altrui, o non ha seguito in prima persona l’atto di acquisto di un immobile, magari non lo è.

    1. Cosa sono i Dati Catastali e il numero di registrazione catastale?

    I dati catastali sono un insieme di informazioni che descrivono le caratteristiche di un immobile, come ubicazione, dimensioni, uso e valore. Airbnb chiede il “numero di registrazione catastale” perché ha dovuto usare un’espressione che fosse valida per tutta l’Unione Europea, ma questo non vuol dire che sia necessariamente un numero univoco. In Italia, ogni immobile è registrato presso l’Agenzia delle Entrate – Catasto, che gestisce l’elenco degli immobili, in cui sono censiti questi dati, in particolare quelli che definiscono con esattezza l’immobile e cioè:

    • Foglio: porzione di territorio comunale che il catasto rappresenta nelle proprie mappe cartografiche.
    • Particella: è detta anche mappale o numero di mappa: rappresenta all’interno del foglio, una porzione di terreno, o il fabbricato e l’eventuale area di pertinenza, e viene contrassegnata, tranne rare eccezioni, da un numero.
    • Denominatore: dato facoltativo, eventualmente presente solo per immobili che appartengono al Catasto fondiario (province di Trieste e Gorizia e porzioni di quelle di Udine e Belluno).
    • Subalterno: per il Catasto dei Fabbricati, dove presente, identifica la singola unità immobiliare esistente su una particella. L’unità immobiliare urbana è l’elemento minimo inventariabile che ha autonomia reddituale e funzionale. Generalmente, nell’ipotesi di un intero fabbricato, ciascuna unità immobiliare è identificata da un proprio subalterno. Qualora il fabbricato sia costituito da un’unica unità immobiliare il subalterno potrebbe essere assente.

    2. Dove Trovare i Dati Catastali?

    Per reperire i dati catastali, quindi foglio, particella e subalterno, gli host Airbnb possono seguire diversi percorsi:

    a. Interrogazione Catastale Online:

    • Portale dell’Agenzia delle Entrate: È possibile accedere ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) e fare gratuitamente una interrogazione catastale (se è per il proprio immobile, altrimenti si paga una piccola quota tramite PagoPa). Questo documento contiene tutte le informazioni necessarie.
    • Altri Servizi Online: Esistono anche piattaforme terze che offrono servizi di visura catastale, di solito con costi aggiuntivi più alti.

    b. Sportelli Catastali:

    • Uffici dell’Agenzia delle Entrate: Gli host possono recarsi personalmente agli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate per richiedere i dati catastali. Ma i tempi di attesa potrebbero essere lunghi.
    • Comuni e Municipi: Alcuni comuni offrono il servizio di visura catastale direttamente presso i propri uffici.

    c. Documenti di Proprietà:

    • Atto di Acquisto: I dati catastali sono generalmente indicati nell’atto di acquisto dell’immobile vale a dire il rogito notarile.
    • Precedenti Dichiarazioni Fiscali: Le dichiarazioni dei redditi passate possono contenere i dati catastali se l’immobile è stato precedentemente affittato o dichiarato.
    • Profili di piattaforme online: le piattaforme regionali per la trasmissione dei dati potrebbero contenere al loro interno questi dati

    3. Perché la registrazione catastale è importante per Airbnb?

    L’inserimento dei dati catastali sul profilo Airbnb garantisce che ogni annuncio sia associato a un immobile specifico e legalmente riconosciuto e che non vengano usati più annunci per lo stesso immobile. Questo facilita il controllo da parte delle autorità fiscali e garantisce una maggiore trasparenza nel settore degli affitti brevi, oltre ad evitare casi di furto di identità e truffe online. Infine, come già accennato, questi dati sono obbligatori per conformarsi alla direttiva Dac7 ed eventuali altre comunicazioni cui saranno tenuti Airbnb e gli altri portali alle autorità fiscali europee e italiane

    4. Passi Successivi per gli Host:

    Una volta ottenuti i dati catastali, gli host devono accedere al loro profilo Airbnb e seguire le istruzioni per l’inserimento di queste informazioni. Airbnb fornirà una guida dettagliata per assistere gli host in questo processo e permettere a tutti di inserire i dati in maniera uniforme. Nel forum della community si possono intanto trovare diverse risposte a questo quesito, ma si suggerisce di aspettare una comunicazione ufficiale per avere uno standard con cui inserirli. Tra le varie opinioni c’è ad esempio chi sostiene che vada inserito anche l’identificativo comunale: noi lo riteniamo superfluo perché è una informazione che i portali già hanno. In ogni caso quando ci sarà una risposta ufficiale di Airbnb la comunicheremo in questa pagina prontamente.

    Tratto dal sito Extralberghiero.it https://www.extralberghiero.it/perche-airbnb-sta-chiedendo-i-dati-catastali-agli-host-italiani/6461/