Airbnb fornisce al fisco UK i dati degli host

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Airbnb ha fornito al fisco inglese i dati dei 225.000 host britannici: una brutta notizia anche per gli host in Italia

Il 1° ottobre Airbnb UK ha depositato il suo bilancio, dal quale emerge un accertamento del fisco inglese (HMRC), con una richiesta di pagamento di maggiori imposte per 1,8 milioni di sterline.
In occasione della tax investigation, Airbnb ha fornito agli agenti del fisco inglese i dati reddituali di 225mila host britannici per gli anni 2017, 2018 e 2019.

Immagine rimossa.

Si stima che molti contribuenti del Regno Unito non abbiano dichiarato al fisco i propri redditi su Airbnb e fra gli host c’è ora la corsa alla regolarizzazione, consigliata dai fiscalisti e da molti giornali britannici per evitare a decine di migliaia di host le pesanti sanzioni previste in UK, dove il fisco può fare accertamenti retroattivi per un periodo che arriva addirittura a venti anni.

E in Italia?
A questo punto, diventa altamente probabile che anche i dati degli host italiani possano essere comunicati al fisco e quindi è elevato il rischio di sanzioni per chi non ha dichiarato tutti i redditi: Airbnb ha varie volte dichiarato di essere pronta a fornire i dati dei pagamenti e dei beneficiari all’Agenzia delle Entrate. La disponibilità a collaborare è stata espressa negli ultimi tre anni in più occasioni dai rappresentanti di Airbnb Italia, ma anche dal responsabile Airbnb per il Nord Europa, che ha comunicato di voler estendere ad altri Paesi il recente accordo col governo danese sui dati fiscali degli host in Danimarca. Ci sono poi altre nazioni, come la Spagna, in cui le piattaforme di home-sharing sono obbligate a condividere i dati dei clienti.

La situazione italiana

Anche in Italia, tutti gli intermediari sono obbligati per legge a fornire i dati degli affitti brevi al fisco, fin dal 2017 con il DL 50, che prevede anche una ritenuta alla fonte del 21% sui redditi da locazione breve.
Entrambi gli obblighi (ritenuta e invio dati al fisco) sono tuttora inapplicati dalle maggiori OTA internazionali, e la “causa Airbnb”, che dura da più di tre anni, è attualmente in attesa del giudizio della Corte di Giustizia Europea.

La prescrizione fiscale

In Italia, il tempo di prescrizione base è di cinque anni. Nel caso di omessa dichiarazione, il periodo in cui il fisco italiano può contestare i redditi non dichiarati sale a sette anni.
Un host italiano che non ha presentato la dichiarazione del 2017, sarà tenuto a rispondere delle tasse evase fino al 2024.

Come regolarizzare la propria posizione

Con il ravvedimento operoso, ancora oggi possibile, si possono ridurre di molto le sanzioni.
Per esempio, versare spontaneamente oggi imposte dovute per l’anno 2017 per 10mila euro con le sanzioni ridotte, “costa” circa 500 euro, contro gli oltre 3mila euro delle sanzioni ordinarie applicate dall’Agenzia delle Entrate, senza tener conto degli interessi. Le sanzioni ordinarie salgono a 12mila euro e fino a 24mila euro nel caso di dichiarazione omessa.

Il rischio della cedolare secca

Se invece la dichiarazione dei redditi è stata presentata, ma non sono stati dichiarati tutti i redditi, paradossalmente la situazione è più pericolosa, se si è utilizzata la cedolare secca. Le sanzioni per la cedolare secca sono fra le più severe previste dal nostro ordinamento fiscale, arrivando fino al 360%, nel caso di omissione parziale.
Gli stessi 10mila euro di imposta del 2017 non versata, se la dichiarazione fu presentata denunciando solo parte del reddito con cedolare secca, vengono puniti con ben 36mila euro di sanzioni se a scoprire l’evasione è l’Agenzia delle Entrate, un motivo in più per regolarizzare con soli 500 euro con il ravvedimento operoso.

Strutture ricettive imprenditoriali
Nel caso di strutture extralberghiere imprenditoriali, vanno aggiunte le sanzioni per l’Iva non versata, che possono avere risvolti penali, oltre certi importi annuali. Anche la regolarizzazione Iva è possibile, in alcuni casi.

Property Manager e Agenzie Immobiliari
La comunicazione dei dati delle prenotazioni Airbnb all’Agenzia delle Entrate può complicare la vita anche ai property managers, alle agenzie immobiliari e ad ogni altro intermediario, se hanno omesso di comunicare o tassare i redditi da locazione breve dal 2017 ad oggi.
La contestazione del mancato obbligo di ritenuta e le relative sanzioni sono possibili, anche nel caso di contratti di mandato che prevedono la tassazione parziale dei redditi da locazione breve, deducendo impropriamente le commissioni del portale e dell’intermediario. Anche le omesse ritenute sono regolarizzabili, in molti casi.

Attenzione ai rimborsi

La Pubblica Amministrazione è tenuta a verificare se i beneficiari dei rimborsi o anche degli aiuti Covid hanno debiti col fisco. Non essere in regola con le tasse può far saltare rimborsi importanti, come quelli del SuperBonus 110%, o anche quello di un comune Modello 730, oltre a bloccare il pagamento dei contributi a fondo perduto per il Covid e molti altri bonus.

Le regole europee

Al di là dell’esito della causa Airbnb e della volontà di Airbnb Italia di fornire al fisco i dati degli host, l’Europa ha già imposto alle piattaforme piena collaborazione con le nuove regole fiscali appena approvate. Presto, tutti i portali di prenotazione dovranno trasmettere i dati sulle locazioni brevi ad uno solo dei Paesi UE, che li condividerà con gli altri Stati europei.

I dati trasmessi da Airbnb

Fra le informazioni che le OTA passeranno al fisco, ci sono il nominativo e codice fiscale del proprietario di ogni immobile, i redditi prodotti, il numero di giorni di locazione, il conto corrente di pagamento e gli estremi catastali.